Carini, apre per la prima volta al pubblico il mosaico De Spuches-Galati

La visita gratuita è promossa da BCsicilia

Redazione Prima Pagina Golfo
Redazione Prima Pagina Golfo
10 Settembre 2026 11:19
Carini, apre per la prima volta al pubblico il mosaico De Spuches-Galati

Per la prima volta il pubblico potrà ammirare il monumentale mosaico De Spuches-Galati, custodito nell’ex convento di San Rocco a Carini. La visita guidata gratuita si terrà venerdì 11 settembre 2026, alle ore 21.30, in corso Giuseppe Garibaldi 176.

A condurre i partecipanti alla scoperta dell’importante pavimento musivo sarà Giuseppe Randazzo, storico dell’arte, presidente della sezione locale di BCsicilia e coautore del volume “Il mosaico De Spuches/Galati”. Sarà presente Alfonso Lo Cascio, presidente regionale di BCsicilia.

L’iniziativa è promossa dalla sezione BCsicilia di Carini e dal Comune. La prenotazione è obbligatoria al numero 333.9416984.

Il pavimento musivo proviene da una villa di epoca tardo-romana rinvenuta nel 1873 in contrada San Nicola, nel territorio di Carini, da Giuseppe De Spuches, principe di Galati. Con la sua superficie complessiva di circa 142 metri quadrati, costituisce una preziosa testimonianza dell’antica Hykkara in età tardo-romana. Il raffinato apparato decorativo è composto da motivi geometrici, corone d’alloro, ghirlande floreali, uccelli e pavoni.

La storia del mosaico è lunga e travagliata. Subito dopo la scoperta, per sottrarlo alla distruzione da parte degli operai impegnati nei terreni di contrada San Nicola, il principe De Spuches decise di acquistarlo e di trasferirne gran parte – a eccezione della porzione absidale – nel proprio palazzo di via Ruggero Settimo, a Palermo. Qui il pavimento venne ricomposto all’interno di una grande sala e vi rimase per oltre un secolo.

Nel 1975 Antonino De Spuches, discendente del principe di Galati, mise in vendita il palazzo. Tra i possibili acquirenti vi fu anche Renato Guttuso, interessato proprio all’ala dell’edificio che custodiva il mosaico. Secondo un curioso aneddoto, tuttavia, la moglie del pittore, Mimise, riteneva che i pavoni raffigurati nell’opera fossero portatori di sventura. Guttuso acquistò quindi un’altra parte dell’immobile, escludendo quella nella quale si trovava il prezioso pavimento.

Dopo ulteriori vicissitudini, nel 1999 il mosaico venne definitivamente acquisito dalla Regione Siciliana e trasferito nei depositi dell’Albergo delle Povere, a Palermo. Tra il 2007 e il 2014 i pannelli furono ricomposti ed esposti nell’Oratorio di San Filippo Neri all’Olivella. Successivamente l’intero complesso fu riportato a Carini e collocato nell’ex convento di San Rocco, tornando così, dopo quasi centocinquant’anni, nel territorio dal quale proveniva.

Il restauro dei settantasei pannelli è stato curato dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, sotto la direzione di Rosa Maria Cucco, ed eseguito dall’impresa specializzata di Ivana Mancino. Un delicato intervento di pulitura e recupero che ha interessato anche una serie di frammenti più piccoli, mai esposti nell’Oratorio di San Filippo Neri per ragioni di spazio.

La visita offrirà dunque un’occasione eccezionale per conoscere da vicino uno dei più significativi reperti archeologici restituiti dal territorio di Carini e ripercorrerne l’avventurosa storia: dalla scoperta ottocentesca al salvataggio, dai successivi trasferimenti fino al ritorno nel luogo delle sue origini.

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