La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione nei confronti di un brigadiere dei carabinieri per il reato di peculato militare aggravato (con la concessione delle attenuanti generiche prevalenti). Il militare era accusato di essersi appropriato di circa 8 mila euro di carburante. I fatti risalgono al 2015, 2016 e 2017, anni nei quali il condannato prestava servizio come brigadiere capo presso la Compagnia dei Carabinieri di Alcamo.
Secondo l’accusa, il brigadiere, all’epoca capo deposito carburanti e consegnatario delle schede magnetiche per il prelievo del carburante necessario per i mezzi militari, avendone la disponibilità se ne sarebbe appropriato per un importo complessivo di poco più di 8 mila euro.
La Suprema Corte ha confermato, dunque, la sentenza di condanna emessa lo scorso dicembre dalla Corte militare di appello di Roma. Il brigadiere era stato ritenuto colpevole anche in primo grado dal tribunale militare di Napoli.
I giudici, si legge nella sentenza della Cassazione, “hanno ritenuto provata la responsabilità dell’imputato sulla base di un quadro probatorio convergente”. L’ammanco è emerso dagli accertamenti contabili svolti dalla commissione di inchiesta militare costituita per la vicenda in questione: in totale, è stata accertata la mancanza di 104 cedole magnetiche di benzina, 119 cedole magnetiche di gasolio e 8 cedole cartacee di benzina.
Gli avvocati hanno presentato ricorso in Cassazione con una serie di motivi che, però, sono stati dichiarati inammissibili dai giudici della Suprema Corte, che hanno confermato la sentenza d’appello e, altresì, condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali.