Terrasini ricorda il terremoto del 1726 con "Tre Secoli di Luce"

Domani appuntamento alle ore 23 al sagrato della Chiesa Madre

Redazione Prima Pagina Golfo
Redazione Prima Pagina Golfo
31 Agosto 2026 10:20
Terrasini ricorda il terremoto del 1726 con

Terrasini si prepara a celebrare una delle sue più antiche e sentite tradizioni, nata in seguito al violento terremoto che, l’1 settembre 1726, colpì Palermo provocando vittime e ingenti danni.

Nel ricordo dello scampato pericolo, la comunità terrasinese rinnova ancora oggi un rito fatto di fede e memoria: i lumi accesi davanti alle abitazioni, nel sagrato della Chiesa Madre e lungo le vie del paese, come segno di preghiera, gratitudine e comunità. Poco prima della mezzanotte, alle 23.45, le campane della Chiesa Madre suonano a stormo, rievocando quel lontano momento e trasformando la paura di allora in un gesto collettivo di speranza.

L’appuntamento “Tre secoli di luce”, promosso dal Comune con la collaborazione dell’Associazione Culturale LUNA e la Pro Loco di Terrasini, si terrà martedì 1 settembre 2026, alle ore 23.00, nel sagrato della Chiesa Madre di Terrasini, nel tricentenario di quella notte che segnò profondamente la memoria del territorio.

A raccontare la storia di una tradizione che da tre secoli unisce Terrasini sarà l’attrice Stefania Blandeburgo, attraverso un testo di Franco Cascio, in un percorso narrativo che intreccerà la grande storia del terremoto del 1726 con la memoria tramandata dalla comunità terrasinese.

Particolarmente suggestivo sarà il momento dedicato all’“Inno al Primo Settembre”, antichissima preghiera popolare tramandata oralmente di generazione in generazione e un tempo recitata dalle famiglie riunite attorno ai lumi davanti alle proprie case.

Il programma prevede alle 23.45 lo scampanio, seguito dalla funzione liturgica e dal canto del Te Deum, quindi la recita dell’antica preghiera.

“Tre secoli di luce” non sarà dunque soltanto una celebrazione del passato, ma un momento nel quale Terrasini tornerà a riconoscersi in un rito antico, semplice e profondamente popolare: accendere una luce nella notte e ascoltare il suono delle campane per ricordare una paura lontana, ringraziare per lo scampato pericolo e riaffermare, ancora una volta, il senso di appartenenza a una comunità.

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