Sarà la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a esprimersi sul caso dei fratelli Cavallotti, imprenditori di Belmonte Mezzagno, al centro di una lunga vicenda giudiziaria legata al sistema delle misure di prevenzione in Italia. La novità è stata resa nota dall'avvocato alcamese Baldassare Lauria, legali degli imprenditori. Une eventuale decisione della Corte a favore del ricorso presentato potrebbe avere effetti dirompenti sull’intero impianto normativo italiano in materia di misure di prevenzione.
"L’ammissione del ricorso rappresenta un passaggio cruciale", afferma Lauria in una nota,, "la decisione dei giudici europei potrebbe infatti mettere in discussione la compatibilità della confisca senza condanna con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo".
Come si ricorderà, i fratelli Cavallotti, attivi nel settore della metanizzazione, erano stati arrestati negli anni ’90 con l’accusa di associazione mafiosa, per poi essere definitivamente assolti nel 2010 con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Nonostante l’esito del processo penale, nel 2011 il Tribunale di prevenzione di Palermo dispose la confisca dell’intero patrimonio personale e aziendale, ritenendoli comunque soggetti legati ad ambienti mafiosi.
Una decisione confermata anche nel 2019, quando fu respinta l’istanza di revoca della misura, nonostante l’assoluzione definitiva in sede penale.
Da qui il ricorso alla Corte di Strasburgo, presentato dall’avvocato Lauria, che contesta una serie di violazioni dei principi sovranazionali, evidenziando in particolare la contraddizione tra giudizio penale e giudizio di prevenzione. Secondo la difesa, il sistema della confisca di prevenzione, introdotto con la legge Rognoni-La Torre del 1982, avrebbe dato luogo nel tempo a un modello che anticipa la sanzione rispetto all’accertamento definitivo della responsabilità, incidendo profondamente sui diritti di difesa.
L’assegnazione alla Grande Camera trasforma ora il caso Cavallotti in un possibile “caso pilota”. Un’eventuale pronuncia favorevole ai ricorrenti potrebbe costringere lo Stato italiano a rivedere l’intero sistema del codice antimafia, aprendo la strada a richieste di revoca per numerosi provvedimenti analoghi già adottati.
Una decisione che, oltre all’impatto giuridico, potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti per le casse pubbliche e segnare un punto di svolta nel bilanciamento tra esigenze di contrasto alla criminalità organizzata e tutela dei diritti fondamentali.