A Castellammare taglio del nastro per Seacily: l'economia del mare vale il 7% del Pil regionale
L’economia del mare si conferma uno dei pilastri dello sviluppo economico della Sicilia, con risultati che superano nettamente la media nazionale. Nel 2024 il comparto ha generato nell’Isola un valore aggiunto di 7,2 miliardi di euro, pari al 7% dell’intera economia regionale, a fronte di un’incidenza del 4% registrata in Italia. È quanto emerge dal rapporto “Focus regionale – L’economia del mare in Sicilia”, elaborato dal Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare, presentato oggi al Seacily, il Salone nautico che si svolgerà a Castellammare del Golfo fino a domenica prossima.
Il dato più significativo riguarda la dinamica di crescita: il valore aggiunto dell’economia del mare siciliana è aumentato del 14,1% rispetto al 2023, quasi quattro volte il tasso nazionale del 3,8%. Un risultato che evidenzia il peso crescente delle attività legate al mare nel sistema produttivo dell’Isola e il potenziale di un comparto capace di coinvolgere trasporti, turismo, cantieristica, pesca, ricerca e servizi. Anche sul fronte dell’occupazione la Sicilia mostra una performance superiore alla media italiana. Nel 2024 gli occupati dell’economia del mare sono stati 122.800, con un incremento del 16,4% rispetto all’anno precedente, contro il +4,2% nazionale.
Il comparto rappresenta il 7,4% dell’occupazione regionale, mentre in Italia la quota si attesta al 4,3%.
Nel corso della mattinata sono intervenuti: Giuseppe Fausto, sindaco di Castellammare del Golfo, Guglielmo Cassone, comandante in seconda Direzione Marittima Capitaneria di Porto di Palermo, Francesco Di Filippo, vice presidente vicario nazionale di Assonautica Italiana, Ignazio Artese, presidente di Rete Nautica del Mediterraneo, Gaspare Vitrano, presidente della commissione Attività produttive dell’Ars, Alessandro Albanese, presidente della Camera di Commercio Palermo Enna, Gaetano Fortunato, consigliere di presidenza di Confindustria Nautica, Giampiero Cappellino, direttore GAL Pesca Trapanese, Giuseppe Tisci, consigliere nazionale Lega Navale Italiana e presidente VII Zona Fiv Sicilia, Vincenzo Geloso, vicepresidente vicario Cna Pa e direttore di Artigiancredito Sicilia, Andrea Ciulla, presidente Assonautica Palermo.
Trasporti marittimi e turismo trainano la Blue Economy siciliana. La struttura dell’economia del mare regionale evidenzia una forte concentrazione in due comparti: la movimentazione di merci e passeggeri via mare e i servizi di alloggio e ristorazione. Nel dettaglio, secondo i dati riferiti al 2024: movimentazione di merci e passeggeri via mare: 2,63 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 36,7% dell’economia del mare siciliana; servizi di alloggio e ristorazione: 2,6 miliardi di euro, equivalenti al 36,3%; attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale: 553,3 milioni di euro, pari al 7,7%; filiera della cantieristica: 500,5 milioni di euro, pari al 7%; attività sportive e ricreative: 449,2 milioni di euro, pari al 6,3%; filiera ittica: 402,2 milioni di euro, pari al 5,6%; industria delle estrazioni marine: 23,3 milioni di euro, pari allo 0,3%.
I trasporti marittimi e i servizi turistico-ricettivi, considerati insieme, generano quindi circa il 73% del valore aggiunto della Blue Economy siciliana. Una composizione che conferma la centralità della portualità, della logistica e dell’attrattività turistica delle coste, ma che evidenzia anche l’importanza di rafforzare e diversificare le altre filiere produttive legate al mare.
Sicilia quinta in Italia per incidenza economica del mare. Nel confronto tra le regioni italiane, la Sicilia occupa il quinto posto per incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia regionale, con il 7%. La precedono Liguria, con il 14,4%, Sardegna, con il 7,5%, Friuli-Venezia Giulia, con il 7,3%, e Campania, con il 7,1%. Il posizionamento dell’Isola è ancora più significativo sul fronte dell’occupazione: la Sicilia è quarta in Italia per incidenza degli occupati della Blue Economy sul totale regionale, con il 7,4%, dietro Liguria, Sardegna e Lazio.
Per quanto riguarda il sistema imprenditoriale, la regione si colloca al terzo posto per incidenza delle imprese dell’economia del mare sul totale delle imprese locali, con il 6,8%, preceduta da Liguria e Sardegna. I dati mostrano, dunque, una vocazione marittima strutturale: il mare non costituisce soltanto una risorsa geografica e ambientale, ma un fattore determinante per la produzione di ricchezza, l’occupazione e la competitività del territorio.
Oltre 31 mila imprese: forte anche la componente femminile. Nel 2025 le imprese siciliane riconducibili all’economia del mare sono 31.369, pari al 6,8% del totale delle imprese regionali. Particolarmente rilevante è la componente femminile: le imprese guidate da donne o comunque classificate come femminili nel rapporto sono 7.693, pari al 24,5% dell’economia del mare siciliana. Le imprese giovanili sono 3.090, equivalenti al 9,8% del comparto, mentre quelle straniere sono 1.499, pari al 4,8%. La distribuzione territoriale conferma il ruolo dei principali poli urbani e portuali. Palermo concentra 7.666 imprese, pari al 24,4% del totale regionale; seguono Catania con 5.511 imprese, il 17,6%, Messina con 5.465, il 17,4%, e Trapani con 4.583, il 14,6%.
I “lavoratori blu” in Sicilia: Siracusa prima provincia per incidenza occupazionale nel confronto nazionale. La Sicilia conta 122.789 occupati nell’economia del mare. Siracusa si colloca al 10° posto in Italia per incidenza dei lavoratori blu sul totale dell’occupazione provinciale, seguita da Trapani all’11° posto. Palermo concentra il maggior numero di occupati del settore nell’Isola, con 34.769 lavoratori. L’economia del mare rappresenta una componente significativa del mercato del lavoro siciliano, con 122.789 occupati nel 2024, pari al 7,4% del totale degli occupati regionali.
Un’incidenza decisamente superiore alla media nazionale, che si attesta al 4,3%, con 1.133.900 lavoratori complessivi nel comparto. Il confronto tra le province siciliane e il resto d’Italia evidenzia una distribuzione articolata: da un lato, territori nei quali le attività marittime assumono un peso particolarmente rilevante sull’occupazione locale; dall’altro, poli urbani che concentrano il maggior numero assoluto di lavoratori della Blue Economy. Siracusa si distingue per il peso dell’economia del mare sul mercato del lavoro provinciale: con un’incidenza dell’11,9%, occupa il 10° posto nella graduatoria nazionale delle province, risultando la prima provincia siciliana per questo indicatore.
Segue Trapani, all’11° posto in Italia, dove i lavoratori blu rappresentano l’11,6% dell’occupazione provinciale. Entrambi i territori si collocano ben al di sopra della media siciliana del 7,4% e di quella nazionale del 4,3%. Anche Messina presenta un’incidenza superiore alla media regionale, con l’8,8% e il 18° posto nazionale. Palermo si colloca al 25° posto, con un’incidenza dell’8,4%.
Palermo è il principale polo occupazionale della Blue Economy. Se si guarda al numero assoluto di lavoratori, è Palermo a guidare nettamente la classifica siciliana: con 34.769 occupati, concentra il 28,3% dei lavoratori blu dell’Isola. Seguono Catania, con 21.326 occupati (17,4%), e Messina, con 18.770 (15,3%). Queste tre province raccolgono complessivamente circa il 61% dell’occupazione regionale dell’economia del mare, confermando il ruolo dei principali poli urbani, portuali e produttivi. Siracusa e Trapani presentano invece una caratterizzazione marittima particolarmente marcata rispetto alla dimensione complessiva dei rispettivi mercati del lavoro. Il dato evidenzia come l’economia del mare possa assumere un peso strategico non soltanto nei grandi centri, ma anche nei territori in cui le attività legate alla costa e alle filiere marittime incidono in misura rilevante sull’occupazione.
Il confronto con l’Italia: Sicilia sopra la media nazionale. Nel quadro nazionale, le province con la maggiore incidenza occupazionale dell’economia del mare sono Livorno (18,9%), Genova (16,2%), La Spezia (15,8%), Trieste (15,3%) e Rimini (14,7%).
Siracusa, con l’11,9%, si colloca al decimo posto, mentre Trapani, con l’11,6%, occupa l’undicesima posizione. Si tratta di risultati che confermano la rilevanza della vocazione marittima siciliana nel contesto nazionale.
Nel complesso, il dato regionale del 7,4% supera di 3,1 punti percentuali la media italiana del 4,3%. Una differenza che sottolinea il ruolo della Blue Economy come fattore strutturale del mercato del lavoro siciliano e come ambito strategico per le politiche di sviluppo, la competitività delle imprese e la creazione di nuove opportunità occupazionali.
La sfida per la Sicilia è consolidare questo patrimonio, rafforzando le filiere produttive, la formazione professionale e l’integrazione tra portualità, logistica, turismo, pesca e cantieristica, così da trasformare la propria vocazione marittima in un vantaggio competitivo duraturo.
Palermo e la cantieristica rafforzano il potenziale dell’export. Un ulteriore elemento di interesse arriva dal commercio estero. Nel 2025, secondo i dati provvisori del rapporto, l’export dell’economia del mare siciliana ha raggiunto 564,9 milioni di euro, a fronte di importazioni per 373,4 milioni, con un saldo commerciale positivo di 191,5 milioni di euro.
La cantieristica rappresenta il principale motore delle esportazioni del comparto: le vendite all’estero hanno raggiunto 474,5 milioni di euro, con un saldo positivo di 449,9 milioni. La filiera ittica presenta invece esportazioni per 90,4 milioni di euro e importazioni per 348,9 milioni, con un saldo negativo di 258,4 milioni.
Il rapporto segnala, in particolare, il contributo della provincia di Palermo, dove l’export di navi e imbarcazioni è passato da poco più di 9 milioni di euro nel 2024 a quasi 456 milioni nel 2025. Si tratta di un dato che contribuisce in misura determinante alla dinamica dell’export regionale e che deve essere letto tenendo conto della sua specificità e del carattere provvisorio dei dati 2025.
Una leva strategica per lo sviluppo dell’Isola. I numeri delineano, nel complesso, un settore in espansione, capace di incidere sull’economia siciliana più che nel resto del Paese. La crescita del valore aggiunto e dell’occupazione, la consistenza della base imprenditoriale e il contributo della cantieristica all’export indicano un potenziale importante per lo sviluppo regionale. La sfida è consolidare questa dinamica, rafforzando le connessioni tra porti, logistica, turismo, imprese e filiere produttive, favorendo l’innovazione e valorizzando in modo sostenibile le risorse marine e costiere. In questa prospettiva, l’economia del mare può rappresentare una leva strategica per accrescere la competitività della Sicilia, sostenere nuova occupazione e generare opportunità diffuse nei territori dell’Isola.