A Calatafimi celebrate le gesta dei Mille: 166 anni dalla Battaglia di Pianto Romano
Mattinata di celebrazioni a Calatafimi in occasione del 166esimo anniversario della Battaglia di Pianto Romano che il 15 Maggio 1860 vide combattere i Mille di Garibaldi contro l'esercito Borbonico dando il via all'Unità d'Italia. Tre i momenti celebrativi susseguitisi con la partecipazione delle autorità militari, religiose, civili e politiche della provincia di Trapani.
Il primo appuntamento, a Calatafimi, ha visto anche la partecipazione della Magnifica Fanfara del 6° Reggimento Bersaglieri di Trapani e la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti in piazza Pebliscito. Dopodiché le celebrazioni si sono spostate all'Ossario di Pianto Romano, dove riposano le spoglie dei caduti nella battaglia.
“La storia di Pianto Romano", ha detto nel corso del suo intervento il prefetto di Trapani, Daniela Lupo, "provò il grande sostegno che le popolazioni siciliane accordarono all'impresa dei Mille. Non furono soli, né tanto meno isolati i volontari di Garibaldi in quell'occasione, come nei giorni precedenti, determinando il ritiro delle truppe borboniche verso Palermo. Qui cominciò a delinearsi l'identità nazionale, nel sacrificio comune di persone che parlavano tanti dialetti diversi. È molto significativo che nel sacrario siano custodite le spoglie dei caduti garibaldini, i picciotti e i borbonici; che entrambi gli schieramenti siano compresenti è un fatto di straordinaria importanza storica e civile.
Un monumento alla vittoria fu convertito in un luogo di pietà comune, per soldati non più nemici ma fratelli caduti per la stessa terra. Fu riconosciuto così che anche i soldati borbonici combatterono con onore e fedeltà, segnando il passaggio dalla fine della guerra civile all'inizio della storia dell'Italia unita”.
Da parte sua, il sindaco di Calatafimi, Francesco Gruppuso, ha sottolineato che “mentre noi onoriamo i caduti del 1860, i venti di guerra soffiano con una violenza che credevamo appartenere ai libri di storia. L'attuale scacchiere mondiale vive un equilibrio instabile, dove il rumore delle armi e le ambizioni geopolitiche rischiano di travolgere i diritti dei popoli. Vediamo nazioni lacerate e democrazie messe a dura prova. Questo ci ricorda che: la pace non è lo stato delle cose, ma il risultato di un faticoso equilibrio che continuamente dobbiamo coltivare.
La libertà è un bene fragile che richiede una vigilanza costante. L'Italia unita è il nostro baluardo: in un mondo che si frammenta, la nostra coesione è la nostra unica difesa. Per cui “qui si fa l'Italia o si muore” dei garibaldini e dei picciotti di Calatafimi, non deve intendersi come un grido del passato, ma come ad una responsabilità del presente. Nulla è garantito per sempre, ma finchè le istituzioni e i cittadini sapranno ritrovarsi uniti attorno a questi simboli, la nostra democrazia avrà la forza di resistere ad ogni tempesta.
Viva Calatafimi Segesta, viva le istituzioni, viva l'Italia Unita”.
Infine, il terzo momento celebrativo si è tenuto presso il museo Garibaldi di Calatafimi.